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12 luglio 1996

Le vacanze stanno per finire, ancora una settimana e poi si sarebbe ritornati alla vita cittadina, e poi la scuola. Che palle!
In questi giorni ho conosciuto una ragazza, ma la mia timidezza non mi ha permesso di rivolgerle la parola, anche perché, i miei amici le girano attorno come degli avvoltoi. Qualche sguardo, qualche sorriso, poche parole biascicate e pure male, e poi quel buco allo stomaco ogni volta che i suoi occhi incontravano i miei. Mi sono innamorato, ma non sono riuscito ancora a dichiaralo apertamente. Ai miei amici non ho detto niente, meglio così, ci manca solo che mi sfottano e per di più, magari davanti a lei. No, grazie!

Questa sera, ci siamo visti con gli altri e siamo andati in spiaggia, cercavo il momento giusto per starle vicino. Poi, al calar del sole, mentre i miei amici erano andati a giocare con altri amici, chi a pallavolo o a calcio, fortunatamente un po’ distanti da dove ci trovavamo noi.
Appena se ne furono andati, mi chiese se volevo fare una passeggiata sul bagnasciuga. Ci fermammo, delle persone stavano per andar via. Restammo in quel punto, per goderci il tramonto. Accadde.
Le onde mi accarezzavano i piedi, scostai una ciocca di capelli che le copriva gli occhi, il volto illuminato dalla luce del tramonto.
C’erano tante cose che avrei voluto dirle in quel momento, ma non riuscivo a parlare. Dovevo parlare, dirle qualcosa, volevo essere sicuro che potesse comprendere quello che provavo per lei, i miei sentimenti. Cercavo in me il coraggio per parlarle apertamente, senza indugi.
E intanto, il mare sciabordava sui nostri piedi nel bagnasciuga, un gabbiano che mi spronava a prendere il volo sul pelo dell’acqua, il vento, con la sua dolce brezza marina mi sussurrava parole che non riuscivo a dire. Sembrava che cielo, terra, aria e mare e tutto l’universo fosse con me. Potevo sentirlo.
Mi decisi. L’abbracciai stretta a me, i suoi occhi sempre fissi suoi miei, un lieve sorriso, non me ne resi conto, ma probabilmente tremavo come una foglia.
Dal mio stomaco risalirono le parole incerte, tremanti, un attimo di esitazione, un rallentamento vicino al cuore che cominciò a battere più forte, quasi a elaborare in tutta fretta le parole, cercando di liberarle da quell’incertezza assassina.
Proprio nel cuore, dove nascono le cose segrete, le mie parole si fecero più decise e aprii le labbra per dirle tutto quello che provavo, ero pronto ad urlarlo e poco importa se le persone vicine o i miei amici mi avessero sentito. Ero innamorato e volevo farlo sapere a tutti, di loro non mi curavo, mi bastava che fosse lei a sentirle.
Presi il respiro per dire: «Io…»
Il suo indice si posò sulle mie labbra, infinito amore nei suoi occhi…
«Shhhh…»
Morbide labbra sulle mie, m’impressero il sapore del mare. Quando le sue labbra si staccarono dalle mie, la vidi fare un sorriso pieno e felice.
Alla fine mi mise le braccia attorno al collo, io le cinsi i fianchi…
All’orecchio mi giunsero le sue parole: «Ce ne hai messo di tempo!»

                                                                                                     Santiago Montrés

Vincitore Giuria Mediatica del concorso letterario “Caro diario…” dell Messaggerie Sarde, più in regalo libro di Sandrone Dazieri, Uccidi il padre con l’autografo dell’autore.

13 novembre 2014

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